Ha mangiato meno del solito: devo preoccuparmi?

Guardare il piatto quasi pieno sul seggiolone è una di quelle esperienze che fanno salire l’ansia in pochi secondi. Il bambino che oggi mangia la metà di ieri, che rifiuta quello che ieri ha divorato, che si distrae e vuole scendere dopo tre cucchiai: è una scena comunissima, e quasi sempre fa parte di un’evoluzione del tutto normale.
Questa guida aiuta a capire quando il calo di appetito è fisiologico, quando vale la pena osservare con più attenzione, e quando è il momento di sentire il pediatra.
Perché l'appetito cambia: le cause più frequenti
Il corpo cresce più lentamente. Dopo il primo anno di vita, la crescita rallenta rispetto al ritmo vertiginoso dei primissimi mesi. Con il rallentamento della crescita, i bambini necessitano di una quantità inferiore di calorie, e i genitori possono notare una diminuzione dell’appetito. Nel secondo anno di vita, la crescita rallenta rispetto al primo anno, e di conseguenza anche l’appetito può diminuire. Non è un segnale di malessere: è il metabolismo che si adatta a nuovi bisogni.
L’appetito varia naturalmente da un giorno all’altro. I bambini di due anni possono avere abitudini alimentari molto incostanti. Alcuni bambini, pur non ingerendo praticamente alcun alimento, continuano a crescere e ad aumentare di peso: un giorno mangiano poco e magari compensano mangiando di più il giorno dopo. Questa variabilità è normale, esattamente come accade negli adulti.
La dentizione. Durante la dentizione è normale che il bambino mostri un calo dell’appetito o rifiuti di mangiare alimenti con alcune consistenze. Se sta mettendo i dentini, è normale che preferisca qualcosa di fresco o di liquido piuttosto che una pappa calda. Questo tipo di inappetenza si risolve nel giro di pochi giorni.
Una malattia in corso o appena superata. Raffreddori, mal di gola, gastroenteriti, afte: qualsiasi infezione, anche lieve, riduce l’appetito. Un temporaneo calo dell’appetito è frequentemente legato a malattie da raffreddamento (raffreddore, influenza, mal di gola) e si risolve spontaneamente. Anche nei giorni dopo le vaccinazioni è normale osservare un calo temporaneo.
Un cambiamento nell’ambiente o nella routine. Una modesta e temporanea inappetenza è frequentemente legata a un cambiamento in grado di alterare abitudini e ritmi consolidati: l’arrivo di un fratellino o sorellina, un trasloco, la malattia di una persona cara. Anche l’inizio di una nuova avventura, come quella dell’asilo, può essere associata a episodi transitori di inappetenza. Il bambino esprime così il suo adattamento al cambiamento.
La percezione dei genitori. Molti bambini mangiano meno, oppure mangiano in maniera diversa, di quello che i loro genitori vorrebbero. Si tratta di una differenza di punti di vista: mamma e papà credono che la quantità giusta di cibo sia quella che loro stessi preparano e offrono al figlio quando gli chiedono di sedersi a tavola, mentre lo stomaco del bambino ne vuole mangiare molto meno. Questo non riguarda solo i bambini difficili: è la norma.
Cosa osservare invece della quantità
La quantità nel piatto è un indicatore poco affidabile. Meglio spostare l’attenzione su altri segnali.
Pannolini e idratazione. I segnali da tenere sotto controllo per accertarsi che il bambino mangi a sufficienza e sia ben idratato sono: il numero di pannolini bagnati durante il giorno (nei primi mesi circa 8, intorno ai 4-6 mesi almeno 4 o 5), il colore dell’urina (chiara e limpida) e la consistenza delle feci. Se questi parametri sono nella norma, il bambino è probabilmente ben nutrito e idratato.
La curva di crescita. Se un bambino nei suoi primi anni di vita è sempre stato intorno al decimo percentile e continua a stare sulla sua linea, vuol dire che è quella la crescita normale per lui. Se invece per alcuni anni è cresciuto sul settantacinquesimo centile e poi ha cominciato a scendere sino ad arrivare al decimo centile, allora l’andamento della curva può indicare qualcosa che non va. Il libretto sanitario, con le misurazioni nel tempo, è lo strumento più prezioso.
L’energia e il comportamento generale. Un bambino che gioca, è curioso, dorme ragionevolmente e appare sereno, anche se mangia poco, è generalmente un bambino che sta bene. La stanchezza marcata, la perdita di interesse per le attività abituali o l’irritabilità persistente meritano attenzione.
Quando contattare il pediatra
È opportuno contattare il pediatra se l’inappetenza compare insieme a febbre persistente, vomito ripetuto, diarrea importante o dolore addominale frequente, oppure se porta a scarsa idratazione (pannolini e urine molto ridotti, bocca secca).
Segnali che meritano una valutazione anche senza altri sintomi:
Se il calo di appetito è accompagnato da una perdita di peso significativa, da un arresto della crescita, o da sintomi come affaticamento, irritabilità o pallore, è opportuno consultare un pediatra.
Per i neonati, contattare il pediatra se il bambino salta due o più poppate consecutive o mangia in modo marcatamente scarso rispetto al solito.
Indipendentemente dall’assenza di altri segnali, è consigliabile consultare un medico qualora il bambino rifiuti il cibo per più giorni consecutivi.
Le inappetenze transitorie solitamente non danno sintomi e si risolvono spontaneamente. Le inappetenze persistenti possono invece manifestarsi con carenze nutrizionali di macro e micronutrienti. In questi casi il pediatra potrà valutare la situazione nel contesto completo del bambino.
Una nota sul momento del pasto
Le eventuali tensioni e ansie legate al fatto che il bambino mangia poco hanno l’effetto opposto a quello desiderato, e perciò devono essere eliminate. È importante non forzarlo a mangiare se non ne ha voglia, ma allo stesso tempo evitare di proporgli esclusivamente alimenti che sappiamo già essere di suo gradimento o poco bilanciati dal punto di vista nutrizionale.
Il momento del pasto non dovrebbe diventare un campo di battaglia. La serenità a tavola è parte dell’educazione alimentare tanto quanto la varietà degli alimenti.