Cos'è il pavimento pelvico e perché ti riguarda già adesso

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Il pavimento pelvico è come un'amaca

C’è una parte del tuo corpo che sta lavorando in silenzio da quando sei rimasta incinta, che nessuno ti ha probabilmente descritto in dettaglio, e che condizionerà il tuo benessere molto oltre la fine della gravidanza.

Il pavimento pelvico. Forse l’hai sentito nominare. Forse ti è stato detto di fare gli esercizi di Kegel. Forse non sai ancora bene di cosa si tratti.

Questo articolo esiste per colmare quella lacuna, perché capire cosa fa questa parte del corpo, e cosa le succede durante la gravidanza, ti permette di prendertene cura nel momento in cui è ancora possibile prevenire i problemi, non solo rincorrerli.

Cos'è, in concreto

Il pavimento pelvico femminile è un insieme di muscoli e legamenti che chiudono la parte inferiore del bacino e sostengono gli organi in esso contenuti: vescica, utero e retto. Ha un ruolo importantissimo nel controllo della continenza urinaria e anale, nella statica lombare, nel sostegno dell’utero in gravidanza e durante il parto.

Pensa a questo gruppo muscolare come a un’amaca tesa tra il pube e il coccige. Quando funziona bene, si contrae e si rilassa in modo coordinato: ti permette di trattenere l’urina, di andare in bagno quando vuoi, di avere rapporti sessuali senza dolore, di sostenere il peso dell’utero che cresce. Quando si indebolisce o si irrigidisce in modo disfunzionale, iniziano i problemi, spesso in silenzio e spesso confusi con qualcosa di inevitabile.

Cosa gli succede durante la gravidanza

La gravidanza mette il pavimento pelvico sotto pressione fin dal primo trimestre, in due modi distinti.

Il primo è meccanico: man mano che il bambino cresce, il peso che grava su questi muscoli aumenta progressivamente. Non è un peso che si accumula solo alla fine: il pavimento pelvico viene particolarmente sollecitato nella seconda metà della gestazione, in primo luogo a causa della crescita del bambino.

Il secondo è ormonale: gli ormoni della gravidanza ammorbidiscono i tessuti pelvici per prepararli al parto. Questo è necessario e fisiologico, ma rende i muscoli e i legamenti più vulnerabili allo stiramento e all’indebolimento.

Se poi si arriva al parto vaginale, la sollecitazione raggiunge il suo picco: durante un parto vaginale, il pavimento pelvico si allunga fino a tre volte rispetto alle sue dimensioni normali. È un adattamento straordinario, ma non privo di conseguenze.

Quanto è diffuso il problema

I numeri aiutano a capire perché questo tema merita attenzione, anche quando non si hanno ancora sintomi.

Gli studi più recenti mostrano che circa il 50% delle donne in gravidanza o nel post-parto presenta almeno un sintomo del pavimento pelvico. I sintomi più comuni includono perdite involontarie di urina durante sforzi come tossire, starnutire o sollevare il bambino, senso di peso vaginale, dolore pelvico, difficoltà o dolore nei rapporti sessuali.

Si stima che un terzo delle donne sperimenterà disfunzioni del pavimento pelvico nel corso della vita, percentuale che sale fino alla metà tra quelle che hanno affrontato gravidanze.

Nonostante questi numeri, studi internazionali indicano che molte donne tendono a normalizzare il problema o non riferirlo al medico, ritardando la diagnosi. Non ne parlano con il ginecologo. Non sanno che esistono professionisti specializzati. O semplicemente pensano che sia il costo normale di aver avuto un figlio.

Non è così.

Il silenzio che costa

C’è una frase che molte donne si sentono dire, e che molte altre si dicono da sole: “dopo il parto ci saranno dei problemi, è normale”. Il confine tra quello che rientra nel recupero fisiologico e quello che meriterebbe attenzione professionale non viene quasi mai spiegato chiaramente.

Il risultato è che donne con sintomi trattabili convivono con perdite di urina, dolore nei rapporti o senso di peso per mesi o anni, convinte che non ci sia nulla da fare o che chiedere aiuto sia eccessivo. Molte vivono con sintomi spiacevoli o dolorosi, perdendo la fiducia in sé stesse e il benessere psicologico.

Non è eccessivo. Ed è quasi sempre possibile fare qualcosa.

Cosa puoi fare già adesso

La gravidanza non è solo il momento in cui il problema si manifesta: è anche il momento migliore per prevenirlo o limitarlo.

Per mantenere lo stato di salute di questa struttura muscolare, si raccomanda a tutte le donne in gravidanza di eseguire una valutazione del pavimento pelvico, intorno alla trentesima o trentaduesima settimana. Non si tratta di una visita riservata a chi ha già sintomi: è una valutazione preventiva, esattamente come l’ecografia morfologica o il test di screening per il diabete gestazionale.

I professionisti di riferimento sono l’ostetrica specializzata in riabilitazione pelvica e la fisioterapista del pavimento pelvico. Una valutazione permette di capire lo stato attuale della muscolatura, se c’è tendenza all’ipotono (muscoli troppo deboli) o all’ipertono (muscoli troppo contratti, condizione altrettanto problematica e spesso trascurata), e quali esercizi siano appropriati per la propria situazione specifica.

Gli esercizi di Kegel, di cui probabilmente hai sentito parlare, sono utili ma non universali: fatti in modo scorretto o in presenza di ipertono possono essere controproducenti. Ecco perché una valutazione prima di iniziare qualsiasi programma di esercizi è molto più utile di un tutorial generico.

Dopo il parto: il momento della valutazione

Il periodo tra la sesta e la decima settimana dopo il parto è quello indicato dalle principali strutture specializzate per effettuare una valutazione pelvica di controllo.

Non aspettare di avere sintomi gravi per prenotarla. Vale per chi ha partorito vaginalmente, ma anche per chi ha partorito con cesareo: la gravidanza stessa, indipendentemente dal tipo di parto, ha già messo sotto pressione questi muscoli per nove mesi.

Il tuo ginecologo, la tua ostetrica o il tuo medico di base possono indirizzarti verso i professionisti giusti nel tuo territorio.

In sintesi

Il pavimento pelvico è un gruppo muscolare che sostiene vescica, utero e retto, controlla la continenza e ha un ruolo nella funzione sessuale. Durante la gravidanza viene sollecitato dal peso crescente del bambino e dai cambiamenti ormonali: circa una donna su due in gravidanza o nel post-parto sviluppa almeno un sintomo. La maggior parte non ne parla, pensando sia normale o inevitabile. Non lo è, e nella maggior parte dei casi si può fare molto. Una valutazione con un’ostetrica o fisioterapista specializzata, intorno alla trentesima settimana, è il primo passo concreto.
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